Ferdinando Barison: l’incontro con l’esperienza schizofrenica. L’unicità di ogni dialogo

20,00

Raccolta di scritti a cura di Micaela Abbonizio e Matteo Ballabio

Descrizione

Un profondo senso di stupore ci ha colti leggendo le pagine scritte da Ferdinando Barison. Ogni pagina, ogni concetto che esprime, genera un sorriso, un sorriso intriso di sorpresa, come quando si sente una scintilla che apre qualcosa, che porta un nuovo sguardo sui fenomeni. È uno sguardo che ridona respiro e fa recuperare una sorta di leggerezza, di piacevole interesse che permette di avvicinare una patologia come la schizofrenia che si esprime attraverso sintomi così invalidanti da nascondere la persona a tal punto da restringere la visuale del terapeuta stesso.

 

Ferdinando Barison (1906-1995). Direttore dell’Ospedale psichiatrico di Padova, dal 1947 al 1971.

Nei venticinque anni in cui ha diretto l’Ospedale psichiatrico padovano, si è prodigato nel trasformarlo rendendolo uno degli ospedali “più moderni e avanzati”. È stato uno dei protagonisti della psichiatria di settore, combattendo nel corso degli anni ’60 e ’70 sul fronte di una riforma radicale dell’assistenza psichiatrica, ed è stato il primo Direttore in Italia a introdurre in ospedale la Psicologia Clinica.
Professore stabilizzato di Neuropsichiatria Infantile presso la facoltà di Medicina dell’Università di Padova (sezione staccata di Verona) dal 1969 al 1976, e Psicopatologia presso la facoltà di Psicologia di Padova. Nel 1963 ha fondato e diretto la rivista Psichiatria generale e dell’età evolutiva e, nello stesso anno, è diventato presidente dell’A.M.O.P.I. (Associazione Medici Ospedali Psichiatrici Italiani). La ricchissima produzione scientifica di Barison che spazia dalla neurologia, alla neuropsichiatria infantile e all’organizzazione assistenziale, ha due filoni di preminente interesse: la schizofrenia ed il Rorschach. La sua originalità non scaturisce solo da genialità e passione, ma trova il suo fondamento nella scelta radicale di dare sempre preminenza all’esperienza dell’incontro con il paziente. Scriveva attingendo innanzitutto da esperienze personali e dei suoi collaboratori e solo in un secondo momento consultava la letteratura. Credeva che ogni esperienza dialogica riproponesse quel novum, quel plus che lo appassionava.

Altre informazioni

Informazioni aggiuntive

pagine

202

ISBN

978-88-98991-99-0